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Il focus: l’incapacità di spendere ed impegnare i fondi europei


È sotto gli occhi di tutti, ne parlano ovunque e da anni e poi ne subiamo le conseguenze in termini anche di competitività: l’incapacità di gestire e non impegnare i fondi europei necessita nuove strategie e riforme.

La vice presidente della Commissione Ue: «In Europa non investiamo sufficiente denaro per aiutare le aziende più innovative a crescere. Dobbiamo guardare oltre le ipotesi classiche e valutare anche gli investimenti in quote azionarie».


Parlando a un gruppo di giornali europei, tra cui Il Sole 24 Ore, la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager ha spiegato la ragion d’essere di un allentamento delle regole sugli aiuti di Stato e soprattutto ha sostenuto che il Fondo sovrano, preannunciato per l’estate, dovrebbe servire a investire in società innovative e promettenti.

«La politica industriale verde che abbiamo presentato la settimana scorsa non vuole essere solo una risposta ai generosi sussidi previsti dall’Inflation Reduction Act americano, ma deve essere l’occasione per rafforzare più in generale la competitività europea», spiega la commissaria Vestager. Il pacchetto presentato dalla Commissione prevede una riforma temporanea degli aiuti di Stato, un uso più efficace del denaro comunitario, la formazione della forza lavoro, una diversificazione delle fonti internazionali di approvvigionamento.

L’ex ministra è convinta che ci sia bisogno di una risposta europea, e non solo basata sugli aiuti pubblici che sono nazionali. Prima di tutto conviene spendere il denaro del Fondo per la ripresa («Abbiamo speso finora solo il 15% del totale»). Nel frattempo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha preannunciato entro l’estate una proposta di Fondo sovrano. La commissaria alla Concorrenza ha la sua idea in proposito: «Dovremmo immaginare che il nuovo strumento investa nel capitale di aziende promettenti» e prioritarie.

Lo sguardo corre all’esempio dello European Innovation Council, che aiuta le start-up a commercializzare le proprie invenzioni. «In Europa, a differenza degli Stati Uniti, non investiamo sufficiente denaro per aiutare le aziende più innovative a crescere – osserva la signora Vestager –. Dobbiamo dimostrare immaginazione. Guardare oltre le ipotesi classiche – vale a dire le sovvenzioni, i prestiti o le garanzie – e valutare anche gli investimenti in quote azionarie in modo da completare gli strumenti a disposizione».

Investimenti azionari avrebbero almeno due meriti. Prima di tutto, se oculati, potrebbero generare un ritorno interessante. In secondo luogo, dovrebbero suscitare anche l’interesse degli investitori privati, mobilitando nuovo denaro.

L’ipotesi di un fondo d’investimento emerse dopo lo scoppio della pandemia, nel 2020, ma «fu totalmente bocciato dal Consiglio», ricorda la commissaria Vestager. In alternativa, i Ventisette optarono per il NextGenerationEU. Più in generale, secondo l’ex ministra delle Finanze danese, di impronta liberale, il mercato unico è dopotutto lo «strumento principale» con il quale l’Europa può rafforzare la propria competitività.

Tornando agli aiuti di Stato, la commissaria sta consultando i Ventisette sulla riforma (la materia è competenza di Bruxelles). «L’allentamento deve essere mirato, temporaneo, trasparente (…) Non si crea competitività con i sussidi pubblici». La riforma dovrebbe «tenere conto delle ragioni della coesione, dell’integrità del mercato unico e favorire investimenti transnazionali». Le regioni meno ricche dovrebbero poter distribuire sussidi, pur di evitare delocalizzazioni. I settori da sostenere sono legati alla transizione verde: il solare, l’eolico, le batterie, la cattura dell’anidride carbonica.

La commissaria alla Concorrenza non crede che ci siano contraddizioni tra la scelta di aiutare le regioni più povere e il desiderio comunque di puntare all’eccellenza. «Guardate ai nuovi progetti industriali di interesse europeo (noti con l’acronimo inglese IPCEI, ndr). Raggruppano più Paesi e più aziende. Quando si tratta di decidere dove fare un investimento bisogna guardare alla località, alla manodopera, ai permessi. In questo senso, gli investimenti possono essere diretti anche verso le regioni meno benestanti, e non solo verso quelle più ricche».

Più in generale, la commissaria alla Concorrenza crede che l’Unione europea debba agire velocemente. Il rinnovato impegno di numerosi Paesi in giro per il mondo nella lotta al cambiamento climatico è positivo perché significa che cresce la sensibilità ambientale. Al tempo stesso, aumenta la concorrenza internazionale nel campo dell’industria verde. Se l’Europa vuole rimanere competitiva in questo settore, deve prendere decisioni rapidamente. «Dobbiamo sostenere una accelerazione del sistema produttivo europeo».


(fonte: Il Sole 24 Ore del 9 febbraio 2023 n. 39)